Atrofia vaginale: cos'è e come trattarla con la carbossiterapia
L'atrofia vulvo-vaginale è una condizione molto diffusa, che secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità colpisce tra il 20% e il 45% delle donne. Sebbene possa verificarsi in diverse fasi della vita, è una problematica particolarmente comune nel periodo della post-menopausa, quando il calo degli estrogeni altera l'equilibrio dei tessuti intimi.
Questa condizione, spesso poco discussa, può causare secchezza, bruciore e dolore, con un impatto significativo sulla qualità della vita e sulla sfera sessuale. Fortunatamente, esistono trattamenti efficaci per contrastarla.
La carbossiterapia come soluzione efficace per l'atrofia vaginale
Diversi studi clinici hanno dimostrato l'efficacia della carbossiterapia nel trattamento dei sintomi legati all'atrofia. Questa tecnica prevede l'utilizzo di anidride carbonica (CO2) medicale sterile, che viene somministrata localmente per stimolare la rigenerazione dei tessuti.
I principali benefici riscontrati includono:
- Miglioramento di elasticità e idratazione: la carbossiterapia stimola la circolazione e la produzione di collagene, aiutando i tessuti a ritrovare compattezza e la loro naturale idratazione.
- Riduzione di secchezza e irritazione: il miglioramento della vascolarizzazione locale contrasta efficacemente la secchezza vaginale e i fastidi a essa correlati.
- Aumento del tono e della funzionalità: il trattamento intensifica la sintesi delle fibre di sostegno, contrastando la perdita di tonicità dei tessuti vulvo-vaginali.
- Miglioramento della sensibilità: l'aumentata circolazione può portare a un recupero della sensibilità della zona vulvare, con un beneficio anche sulla sfera intima e sull'orgasmo.
- Ringiovanimento estetico: la rigenerazione tissutale migliora anche l'aspetto estetico e il colorito della regione vulvare.